Egregio Avvocato
Pubblicato il 22 mar. 2022 · tempo di lettura 1 minuti
Il Legislatore distingue due tipologie di possessori, a seconda dello stato psicologico in cui versavano al momento dell’acquisto del possesso.
Chi in tale istante ignorava di ledere l’altrui diritto è possessore in buona fede. L’ignoranza dovuta a colpa grave è equiparata a mala fede.
Si discute se il dubbio sia sempre equiparato a mala fede o colpa grave o se, invece, debba equipararsi a scienza o a ignoranza a seconda che il possessore propenda per tenere vera la rappresentazione conforme a realtà, o quella conforme ad errore.
Per l’ordinamento, il possesso può essere di buona fede anche se non si appoggia ad alcun titolo.
Non è sempre stato approfondito dagli autori il preciso significato della formula “scienza della lesione di un altrui diritto”.
Quando il possessore sappia che il proprio titolo è affetto da un vizio, ci si domanda se la mala fede sia la scienza del vizio o la concreta previsione del futuro annullamento ( come nel caso della conoscenza dell’errore, della sua essenzialità, della sua riconoscibilità , e previsione che l’errante chiederà l’annullamento) o la conoscenza di quell’elemento della fattispecie che cagiona un potenziale pregiudizio al soggetto che ha posto in essere il titolo.
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Egregio Avvocato
14 nov. 2021 • tempo di lettura 1 minuti
Nel caso di acquisto di merce contraffatta è configurabile la responsabilità non solo per il venditore (autore del reato di contraffazione) ma anche per chi acquista i prodotti.Occorre tuttavia distinguere:1. se chi acquista è consapevole della contraffazione, si configura il reato di ricettazione previsto all’art. 648 c.p., punito con la reclusione da 2 a 8 anni e con la multa da 516 a 10.329 euro;2. se chi acquista è in colpa, perché non verifica la legittima provenienza, nonostante per le circostanze emergessero dubbi sulla provenienza legittima del bene, si integra invece il reato di incauto acquisto di cui all’art. 712c.p., punito con l’arresto fino a 6 mesi o con l’ammenda non inferiore a 10 euro;In entrambi i casi, è esclusa la responsabilità penale se l’acquisto è avvenuto per uso personale. In tal caso si rischia “solo” una sanzione amministrativa pecuniaria (prevista dal D.L. 35 del 2005 e successive modificazioni), da 100,00 fino a 7.000,00 euro.
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Egregio Avvocato
29 gen. 2022 • tempo di lettura 2 minuti
La donazione è un contratto gratuito e liberale disciplinato agli artt. 769 ss. del codice civile, con il quale un soggetto dispone del proprio patrimonio per spirito di liberalità, sopportando un impoverimento per la volontà di arricchire un altro soggetto (il donatario), senza ricevere alcun beneficio patrimoniale.Si tratta di un contratto formale a pena di nullità, che deve essere fatto, in particolare, per atto pubblico davanti al notaio e alla presenza di due testimoni. Se l’oggetto sono cose mobili, inoltre, il loro valore deve essere specificato nell’atto stesso o in una nota a parte sottoscritta.Tale forma solenne è prescritta dal legislatore per tutelare il donante, poiché essa comporta una maggiore riflessione, da parte di quest’ultimo, opportuna dato l’effetto pregiudizievole che deriva sul suo patrimonio dall’atto donativo.Essa è funzionale anche a tutelare altri interessi, ed in particolare quello dei creditori e dei legittimari del donante, che pure potrebbero essere lesi dalla donazione, dato che questa riduce il patrimonio del soggetto e quest’ultimo costituisce la c.d. garanzia generica per il soddisfacimento dei diritti dei primi e l’oggetto delle pretese successorie dei secondi. La forma solenne, infatti, permette a tali soggetti di conoscere l’esistenza di tale atto potenzialmente pregiudizievole e di esperire gli eventuali strumenti di tutela (ad es. la revocazione o la opposizione). Infine, la forma è funzionale anche a garantire gli interessi tributari dello Stato, poiché l’intervento del notaio, quale sostituto d’imposta, garantisce il versamento degli oneri fiscali previsti per questo genere di contratti.Per queste ragioni, la donazione può svolgersi di regola solo per iscritto. Esistono tuttavia delle eccezioni, previste espressamente dalla legge, in cui la forma scritta è derogabile.È il caso della donazione di beni mobili di modico valore, considerabili tali in assoluto o relazione alle condizioni economiche del donante. Essa è valida se conclusa oralmente purché reale, cioè se alla conclusione del contratto il bene è stato materialmente trasferito al donatario.
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Egregio Avvocato
11 mar. 2022 • tempo di lettura 2 minuti
Il crimine di aggressione è incluso tra i crimini internazionali nello Statuto di Roma della Corte penale internazionale. Infatti, l’art. 5.1 prevede che la Corte ha giurisdizione, oltre ai reati di: genocidio; i vari crimini contro l’umanità; dei crimini di guerra e sul crimine di aggressione.A differenza degli altri, non si trovò un accordo immediato sulla definizione di crimine di aggressione e, dunque, venne stabilito che la Corte avrebbe potuto esercitare la sua giurisdizione solo dopo aver individuato la definizione e i criteri necessari per potervi ricorrere. Nel 2010 a seguito della Conferenza di revisione dello Statuto, si sono apportate modifiche notevoli, trovandosi un accordo sulla definizione di “crimine di aggressione”. Tale espressione indica “la pianificazione, la preparazione, l’inizio o l’esecuzione, da parte di una persona in grado di esercitare effettivamente il controllo o di dirigere l’azione politica o militare di uno Stato, di un atto di aggressione che, per il suo carattere, gravità e portata, costituisce una manifesta violazione della Carta delle Nazioni Unite.” Da sempre il diritto internazionale ha mostrato una posizione di notevole importanza al concetto di aggressione. Sin dalla Convenzione della Società delle Nazioni (1919), il concetto di aggressione esterna contro territori esterni, ricorre in diversi accordi e convenzioni, ma è in occasione del processo di Norimberga che se ne tratteggiano le caratteristiche per la prima volta. Successivamente, nei primi anni del 2000, il concetto di aggressione acquista una identità specifica e differenziata rispetto ai vari crimini presenti nel panorama internazionale.Si è espresso con forza la proibizione dell’uso della forza nel diritto internazionale, ricomprendendo anche l’atto di aggressione, dovendosi distinguere tra il concetto di “atto di aggressione” e “crimine di aggressione”. Per quel che riguarda il primo esso s’inquadra “nell’uso della forza armata da parte di uno Stato contro la sovranità, l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di un altro Stato, o in qualunque altro modo contrario alla Carta delle Nazioni Unite”. Per il secondo, invece, si ritiene che non debba essere riportato sempre ad un crimine di aggressione; ma, anzi, vari atti di aggressione; quindi, per natura esercitati dallo Stato, non possono essere considerati contemporaneamente crimini internazionali dell’individuo.
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Egregio Avvocato
22 apr. 2022 • tempo di lettura 1 minuti
Ai sensi dell’art. 51 del Codice, il presupposto indifettibile per la concessione delle misure ante causam è la sussistenza di ragioni di eccezionale gravità ed urgenza che non consentono neppure la previa notificazione del ricorso e la domande di misure cautelari non provvisorie con decreto presidenziale. Solo in presenza di tale presupposto il soggetto può proporre istanza per le misure interinali e provvisorie che appaiono indispensabili durante il tempo occorrente per la proposizione del ricorso in merito alla domanda cautelare in corso di causa.L’istanza va proposta al Presidente del T.A.R. competente per il giudizio, il quale prevede sulla stessa, sentite le parti e omessa ogni formalità.Il decreto che rigetta l’istanza non è impugnabile, tuttavia la stessa istanza può essere riproposta dopo l’inizio del giudizio di merito con le forme delle domande cautelari in corso di causa. Provvedimento di accoglimento che perde di efficacia nel caso in cui entro 15 giorni dalla sua emanazione non venga notificato il ricorso con la domanda cautelare ed esso non sia depositato nei successivi 5 giorni.In ogni caso, la misura concessa ante causam perde effetto con il decorso di 60 giorni dalla sua emissione, dopo di che restano efficaci le sole misure cautelari che siano confermate o disposte in corso di causa. Provvedimento di accoglimento che non è appellabile ma, fino a quando conserva efficacia, è sempre revocabile o modificabile su istanza di parte previamente notificata.
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