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Pazienti dirottate dall’ospedale alla struttura privata

Pazienti dirottate dall’ospedale alla struttura privata
Pazienti dirottate dall’ospedale alla struttura privata Recentemente sono stati tratti in arresto due medici che dirottavano dall'ospedale alla propria struttura privata delle pazienti che volevano interrompere la gravidanza.

La polizia di Stato ha arrestato in Sicilia un ginecologo e un anestesista accusati di aver spinto molte pazienti dell'ospedale ad abortire in uno studio privato di uno dei due piuttosto che nella struttura pubblica.

L'accusa è di concussione e peculato, due reati molto gravi contro la Pubblica Amministrazione.

Gli agenti della polizia stanno analizzando i computer dell’ospedale per trovare le prove per incastrare i due professionisti siciliani, che convincevano le pazienti ad abortire nello studio privato perché, a loro dire, nell'ospedale c’erano liste di attesa troppo lunghe o addirittura mancanza di posti.
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La struttura privata verso la quale venivano indirizzate le pazienti oltretutto era priva dei requisiti prescritti dalla legge per un intervento del genere, un particolare questo che aggrava la posizione dei dottori.

Il dirigente medico della divisione di ostetricia e ginecologia e il primario del reparto di anestesia e rianimazione di un noto ospedale siciliano sono stati fermati con le due gravi accuse contro la Pubblica Amministrazione.

Il reato di concussione è disciplinato dall'articolo 317 del Codice Penale che prevede pene molto severe.

"Il pubblico ufficiale, che, abusando della sua qualità o dei suoi poteri, costringe taluno a dare o a promettere indebitamente, a lui o ad un terzo, denaro od altra utilità, è punito con la reclusione da sei a dodici anni".
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I due dottori siciliani hanno abusato della propria posizione per ottenere dei fini personali, ovvero dei guadagni al di fuori della struttura ospedaliera attraverso uno studio privato.

Le pene accessorie per il reato di concussione sono piuttosto pesanti e prevedono "l'interdizione perpetua dai pubblici uffici. Nondimeno, se per circostanze attenuanti viene inflitta la reclusione per un tempo inferiore a tre anni, la condanna importa l'interdizione temporanea".

Contro i medici si profila anche la possibilità del reato di peculato, che prevede la reclusione da quattro a dieci anni.

Purtroppo non è il primo e non sarà l'ultimo caso di malasanità italiana, infatti la tendenza del Governo è quella di privatizzare progressivamente il Sistema Sanitario Nazionale, perché non si verifichino più reati di questo genere.

La colpa non sempre è dei medici disonesti, ma talvolta è il sistema che induce le persone ad essere compiacenti verso proposte non proprio legali perché la salute è più importante di ogni altra cosa.

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