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Ruba in un supermercato nascondendo il cibo nei pantaloni e viene assolta

Ruba in un supermercato nascondendo il cibo nei pantaloni e viene assolta
Ruba in un supermercato nascondendo il cibo nei pantaloni e viene assolta Una donna è stata sorpresa a rubare generi alimentari per un valore di circa 10 euro ed è stata assolta.

La donna ha prelevato la merce dagli scaffali di un supermercato e se l’è nascosta all'interno dei pantaloni, configurando in questo modo l'aggravante del mezzo fraudolento.

Il giudice ha prosciolto la donna perché, nonostante il reato fosse stato commesso, non esistevano tutti gli elementi per contestarlo.

Riguardo all'aggravante del mezzo fraudolento, il giudice ha sottolineato che questa circostanza si verifica quando c'è una maggior gravità oggettiva sulle modalità.

L'aggravante del mezzo fraudolento è disciplinata dall’articolo 625 del codice penale e in particolare ai commi 1 e 2.

"1) Se il colpevole, per commettere il fatto, si introduce o si trattiene in un edificio o in un altro luogo destinato ad abitazione;
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2) Se il colpevole usa violenza sulle cose o si vale di un qualsiasi mezzo fraudolento".

Mettersi la merce rubata nei pantaloni è un semplice e banale occultamento, che può essere facilmente smascherato dagli addetti alla sorveglianza del supermercato.

La donna è stata dunque assolta dal mezzo fraudolento ed anche dal reato di furto, perché non si è trattato di un'azione criminosa atta a trarre profitto per sé o per altri.

Il reato di furto è disciplinato dall'articolo 624 del codice penale.

"Chiunque s'impossessa della cosa mobile altrui, sottraendola a chi la detiene, al fine di trarne profitto per sé o per altri, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da centocinquantaquattro euro a cinquecentosedici euro".
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La donna ha rubato al supermercato perché è stata spinta da un subitaneo ed impellente bisogno di procurare alla propria famiglia cibo da mangiare, ha rubato per poter dar da mangiare ai suoi figli e questo non costituisce reato.

Il giudice ha non ha ravvisato lo stato di necessità, perché per poterlo applicare è necessario che chi compie un’azione delittuosa sia in pericolo e che la stessa non sia evitabile in altri modi.

Lo stato di indigenza non è un pericolo imminente che possa essere risolto nel momento stesso in cui avviene il fatto.

Il giudice si è basato sull'articolo 530 del codice di procedura penale, in particolare al comma secondo, emettendo una sentenza di assoluzione perché il fatto non sussiste.

"Se il fatto non sussiste, se l'imputato non lo ha commesso, se il fatto non costituisce reato o non è previsto dalla legge come reato ovvero se il reato è stato commesso da persona non imputabile o non punibile per un'altra ragione, il giudice pronuncia sentenza di assoluzione indicandone la causa nel dispositivo.

2. Il giudice pronuncia sentenza di assoluzione anche quando manca, è insufficiente o è contraddittoria la prova che il fatto sussiste, che l'imputato lo ha commesso, che il fatto costituisce reato o che il reato è stato commesso da persona imputabile".

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