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I fallimenti più clamorosi della storia italiana

I fallimenti più clamorosi della storia italiana
I fallimenti più clamorosi della storia italiana Il ministro Renzi parla di ripresa, ma in realtà si calcola che nel 2015 siano fallite una media di 53 aziende al giorno.

Nessuna impresa è esente dal baratro del fallimento, nemmeno le più consolidate che operano nel mercato da molti anni.

Nel 2015 sono state chiuse oltre 10mila imprese, un dato consolante se si pensa alla crisi del 2008, con il fallimento di 82mila imprese e la perdita di più di 1 milione di posti di lavoro.

Oltre a migliaia di aziende sconosciute, nel corso degli anni hanno chiuso i battenti anche dei marchi illustri che mai si sarebbe immaginato potessero fallire.

Chi non si ricorda del brand Richard Ginori, sinonimo di raffinatezza e lusso sin dagli inizi del secolo e anche prima.

La ditta ha iniziato l'attività nel 1735 ed è diventata la manifattura di porcellane più prestigiosa d'Italia.

Il declino è iniziato all’inizio degli anni ’70, quando il gruppo è passato attraverso alcune gestioni sbagliate che l'hanno portato ad accumulare debiti per più di 40 milioni di euro.
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Nel 2012 la Ginori è stata messa in liquidazione volontaria, ma i giudici non hanno ammesso il concordato preventivo dichiarando il fallimento.

Un'altra impresa storica italiana fondata nel 1937 è la moto Morini, messa all'asta del 2011 ed acquistata da una cordata di industriali che ne ha spostato lo stabilimento in provincia di Pavia nel 2014.

La casa di mode Mariella Burani è stata per cinquant'anni uno dei simboli più rinomati del Prêt-à-porter made in Italy.

Nata nel 1960 come impresa di abiti per bambini è approdata sulle passerelle di New York e Parigi ed è stata persino quotata in borsa.

Purtroppo, a causa di una cattiva gestione finanziaria e alcuni reati degli attuali discendenti dei fondatori, dopo due anni di amministrazione straordinaria il tribunale di Reggio Emilia ha depositato l'istanza di fallimento.

Walter e Giovanni Burani sono stati arrestati con l’accusa di bancarotta fraudolenta e si trovano agli arresti domiciliari dal 2010.
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Risale a qualche anno fa il fallimento della Cirio, un marchio storico culminato in una lunga vicenda giudiziaria che ha determinato l'arresto di Sergio Cragnotti, gettando nella disperazione circa 35mila investitori.

All'inizio degli anni ‘90 Sergio Cragnotti ha costituito una banca con sede operativa in Lussemburgo e holding di controllo a Dublino.

Le altre banche socie della multinazionale hanno chiesto negli anni seguenti il rimborso delle rispettive quote e contemporaneamente il gruppo Cirio ha raddoppiato il fatturato acquistando nuove imprese.

Altro caso clamoroso di fallimento è quello della Parmalat, avvenuto poco tempo dopo quello della Cirio.

L'azienda è stata fondata da Calisto Tanzi nel 1961, ingrandendosi negli anni fino ad arrivare nel 1990 ad essere quotata in borsa.

Nel 2003 la società è stata travolta da un clamoroso crac finanziario che ha costretto l'amministrazione a dichiarare bancarotta.

Dal 2011 l'azienda francese Lactalis ne ha preso progressivamente il controllo, fino ad averne oggi l'83,30%.

Sulla faccenda, che all'epoca fece grande scalpore, è uscito il film Il gioiellino nel 2011 diretto dal regista Andrea Molaioli. Chiedi una consulenza legale ad uno dei nostri avvocati esperti.
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