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Testamento: il coniuge o i figli estromessi dall’eredità hanno diritto a ottenere comunque una quota. Lo studio legale spiega come si conteggiano le quote di più legittimari.

Testamento: il coniuge o i figli estromessi dall’eredità hanno diritto comunque a una quota.
Testamento: il coniuge o i figli estromessi dall’eredità hanno diritto comunque a una quota. La successione è una questione piuttosto complessa che richiede la consulenza di un avvocato specializzato in tale ambito di diritto.

In Italia la legge protegge i congiunti più stretti, limitando la libertà del de cuius di disporre tramite testamento: una parte del patrimonio della successione deve essere riservata alle persone che la legge individua come “riservatari” o “legittimari”, anche se ciò fosse in contrasto con la volontà espressa nel testamento.

In particolare, chiarisce lo studio legale intervistato, hanno diritto alla riserva il coniuge, i figli e il genitore.

In caso di concorso tra più legittimari, le quote di riserva spettanti sono: - Se con il coniuge concorre un solo figlio, legittimo o naturale, la quota di riserva per il figlio è di un terzo, al coniuge spetterà invece un altro terzo del patrimonio oltre al diritto di abitazione;
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- Se i figli sono due o più, la quota di riserva spettanti ai figli è un mezzo in parti uguali, mentre al coniuge andrà un quarto del patrimonio oltre al diritto di abitazione.

Solo dopo aver rispettato le predette quote avranno diritto alla parte di eredità disponibile anche eventuali fratelli o sorelle del de cuius.

Per successione “legittima” si intende la successione disciplinata dalla legge, applicata di diritto in tutti i casi in cui il testamento ne violi le previsioni, rettificandolo o neutralizzandolo.

Conseguentemente, il legittimario potrà chiedere la riduzione delle disposizioni testamentarie fino all’ottenimento di una quota di eredità pari al valore della quota riservatagli di legge, richiedendo la reintegrazione della quota di legittima attraverso l’azione di riduzione(*).

Quest’ultima si propone con atto di citazione innanzi al Tribunale competente e si prescrive in dieci anni a decorrere dal momento in cui l’erede designato dal testamento accetta l’eredità in violazione delle quote di legittima spettanti agli altri eredi.
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Tuttavia, fino a quando l’azione non sarà esercitata, il testamento resterà valido, mentre una volta accertata la violazione delle disposizioni di legge, i convenuti al giudizio potranno essere chiamati a pagare le spese processuali e ogni eventuale danno.

Si segnala altresì che qualora il legittimario, piuttosto che essere totalmente escluso, risulti incluso nel testamento ma per una quota inferiore alla spettante, questi dovrà accettare l’eredità con beneficio d’inventario e proporre l’azione di riduzione.

(*) L'azione di riduzione (art. 553 e ss. c.c.) è un'azione che la legge concede ai legittimari allo scopo di ottenere il ripristino della legittima (detta anche “quota di riserva”) attraverso la riduzione delle disposizioni testamentarie e delle donazioni eccedenti la quota di cui il testatore poteva disporre (detta “disponibile”).
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