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Non si può disporre dei propri averi neanche dopo morti

Non si può disporre dei propri averi neanche dopo morti
Non si può disporre dei propri averi neanche dopo morti Sono finiti i tempi in cui si poteva lasciare tutto alla chiesa o all’amante, oggi la legge tutela i familiari stretti e, anche in caso di testamento avverso, una parte di eredità spetta a loro.

Non basta il Governo a decidere in modo più o meno velato come far spendere i soldi ai contribuenti in vita, perché anche quando sono morti una parte dei loro averi viene gestita dalla legge.

La successione si apre al momento della morte di una persona nel luogo del suo ultimo domicilio, secondo quanto disciplinato dall’articolo 456 e seguenti del codice civile.

La procedura è piuttosto macchinosa ed è preferibile rivolgersi da un ad un centro di assistenza fiscale, comunque la dichiarazione di successione va presentata dagli eredi o da un soggetto abilitato presso l’Agenzia delle Entrate entro 12 mesi dal decesso.

La chiamata all’eredità può essere per testamento, per legge o per entrambe contemporaneamente, come stabilito dall’articolo 457 del codice civile:
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«L'eredità si devolve per legge o per testamento. Non si fa luogo alla successione legittima se non quando manca, in tutto o in parte, quella testamentaria. Le disposizioni testamentarie non possono pregiudicare i diritti che la legge riserva ai legittimari».

Da quanto si può leggere, nonostante il testamento, la legge riserva comunque dei diritti ai legittimari, che sono specificati nell’articolo 536 del codice civile:

«Le persone a favore delle quali la legge riserva una quota di eredità o altri diritti nella successione sono: il coniuge, i figli legittimi, i figli naturali, gli ascendenti legittimi. Ai figli legittimi sono equiparati i legittimati e gli adottivi.

A favore dei discendenti dei figli legittimi o naturali, i quali vengono alla successione in luogo di questi, la legge riserva gli stessi diritti che sono riservati ai figli legittimi o naturali».

Oggi non si può più diseredare un figlio o il coniuge e l’eredità prosegue per gradi di parentela, ciascun ordine esclude il successivo e il grado più lontano, il coniuge occupa i primi due ordini ed esclude il terzo, gli altri parenti occupano un ordine solo.
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Gli aventi diritto al testamento, o legittimari, sono il coniuge superstite, i figli, i loro discendenti e gli ascendenti.

In caso di testamento, l’eredità viene distinta in quota disponibile, della quale il testatore era libero di disporre e quota legittima, della quale il defunto non può disporre perché spetta per legge ai legittimari.

Il diritto dei legittimari è un diritto assoluto ed intangibile, in senso quantitativo; sulle singole quote dei legittimari interviene la legge, basandosi sull’articolo 536 e seguenti del codice civile.

Prima di morire si può scegliere a chi andrà il proprio patrimonio ma non del tutto, perché rimarrà sempre e comunque una quota riservata di diritto ai legittimari come specificato dal comma tre dell’articolo 457 del codice civile:

«Le disposizioni testamentarie non possono pregiudicare i diritti che la legge riserva ai legittimari».

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