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Svuota la casa dell’ex ma non è punibile

Svuota la casa dell’ex ma non è punibile
Svuota la casa dell’ex ma non è punibile Se il marito porta via tutti i mobili dalla casa della ex moglie non è punibile.

In seguito alla rottura di un matrimonio purtroppo è noto che si scatenino guerre civili e penali di ogni genere; tra le vendette più antipatiche c’è quella di appropriarsi o rovinare gli oggetti del partner.

Nel caso in questione un uomo ha svuotato completamente la casa coniugale al punto da renderla inabitabile.

Il gesto è stato fatto per danneggiare la ex moglie, la quale si è rivolta al tribunale appellandosi al reato di appropriazione indebita, disciplinato dall’articolo 646 del codice penale.

«Chiunque, per procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto, si appropria il denaro o la cosa mobile altrui di cui abbia, a qualsiasi titolo, il possesso, è punito, a querela della persona offesa, con la reclusione fino a tre anni e con la multa fino a milletrentadue euro...».
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Nei confronti degli oggetti del partner, un coniuge ne ha comunque dei poteri di fatto, basti pensare agli elettrodomestici o i mobili usati in casa.

Nel caso in questione, però, i due ex non erano ancora di fatto legalmente separati, quindi il marito che ha svuotato l’appartamento non è stato sanzionato dal giudice.

In seguito all’allontanamento della donna dalla casa coniugale insieme alla figlia, l'uomo ha provveduto a trasportare l’intero contenuto dell’abitazione in un luogo segreto.

Nonostante gli evidenti dissapori nella coppia, non essendo ancora legalmente separati, l’uomo non è stato punito per il reato di appropriazione indebita, secondo quanto disciplinato dall’articolo 649 del codice penale.
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«Non è punibile chi ha commesso alcuno dei fatti preveduti da questo titolo in danno: 1) del coniuge non legalmente separato;
2) di un ascendente o discendente o di un affine in linea retta, ovvero dell'adottante o dell'adottato;
3) di un fratello o di una sorella che con lui convivano. I fatti preveduti da questo titolo sono punibili a querela della persona offesa, se commessi a danno del coniuge legalmente separato, ovvero del fratello o della sorella che non convivano coll'autore del fatto, ovvero dello zio o del nipote o dell'affine in secondo grado con lui conviventi».

La Suprema Corte ha rilevato che in assenza della moglie il marito poteva godere del pieno possesso degli arredi ed ha annullato l’iniziale condanna per appropriazione indebita.

Non essendovi ancora una separazione legale il caso in questione rientra in quelli non punibili contemplati dall’articolo 649 del codice penale, per la precisione al comma uno.

La rilevanza penale del fatto è dunque inesistente e la moglie nulla ha potuto fare trovando la casa inutilizzabile perché priva di qualsiasi oggetto.

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