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Il cattivo odore giustifica il rifiuto di rapporti intimi

Il cattivo odore giustifica il rifiuto di rapporti intimi
Il cattivo odore giustifica il rifiuto di rapporti intimi La scarsa igiene del partner può costituire motivo di divorzio come è stato discusso più volte nelle aule dei tribunali.

Sebbene il rifiuto di avere rapporti intimi costituisca una violazione del dovere di assistenza morale, emanare cattivo odore è un motivo valido per legittimarlo.

Non solo, ma se il partner poco pulito insiste, rischia di essere incriminato per violenza sessuale.

Come è stabilito dall'articolo 143 del Codice Civile, la negazione di rapporti sessuali giustifica l’addebito della separazione, tuttavia diverse sentenze dei tribunali hanno legittimato il rifiuto a causa degli odori sgradevoli.

Una di queste è finita al giudizio della Cassazione nel 2011, quando un uomo era stato incriminato perché insisteva troppo con la pretesa di avere rapporti sessuali con la moglie non consenziente.
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Il rifiuto di lei era giustificato dal cattivo odore di lui, che non voleva lavarsi prima di andare a letto e questo le negava la propria libertà sessuale.

Questo tipo di condotta può integrare il reato disciplinato dall'articolo 609 bis del Codice Penale, che tratta di violenza sessuale.

Nel 2014 un'altra sentenza è passata al vaglio degli ermellini per lo stesso motivo: il rifiuto della moglie di avere rapporti sessuali con il marito puzzolente.

In entrambi i casi le donne sono state costrette ad avere ugualmente rapporti sessuali e si sono rivolte poi ad un avvocato per denunciare la violenza.

L'igiene è una questione di rispetto nei confronti delle altre persone, a maggior ragione nell’intimità di un letto, e imporre i propri odori sgradevoli al coniuge implica conseguenze penali.

In questo secondo caso, un uomo al rientro dal pascolo aveva costretto la moglie a fare l'amore senza prima essersi lavato ed è stato pertanto condannato per violenza sessuale, dal momento che la donna non avrebbe voluto sottostare al rapporto prima di un’accurata igiene.
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La moglie ha chiaramente dimostrato di essere d'accordo ad avere un rapporto sessuale, solamente però se il marito si fosse lavato, pertanto non è stata accusata del reato di mancato assolvimento del dovere coniugale.

Il suo rifiuto non è stato rispettato e si è configurato il reato di violenza sessuale, che c’è ogni qualvolta i rapporti sessuali vengono imposti.

Secondo l'ordinamento italiano è incriminabile per violenza sessuale chiunque abusi della propria autorità, usi minacce o violenze per praticare atti sessuali, secondo quanto stabilito dall'articolo 609 bis del Codice Penale.

La reclusione per la violenza sessuale va da 5 a 10 anni e alla stessa pena è soggetto chi abusa sessualmente di persone in condizione di inferiorità psichica o fisica. 

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