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Divieto di adozione di un minore se ci sono parenti entro il quarto grado. Richiedi una consulenza legale.

No all'adozione in presenza di parenti entro il quarto grado
No all'adozione in presenza di parenti entro il quarto grado Secondo il Codice Civile la dichiarazione della condizione di adottabilità rappresenta per un minore la fase estrema prima della quale va esaminata la capacità di tutti i prossimi di occuparsi di lui, entro il quarto grado di parentela.

Lo ha confermato con una recente sentenza la Corte di Cassazione, spiega l’avvocato specializzato, ammettendo le lamentele degli zii paterni che presentavano istanza di affido delle due nipoti che i giudici avevano definito adottabili ordinando la sospensione di ogni rapporto fra le bambine e i genitori e l’inserimento presso una coppia in lista per l’adozione a livello nazionale.
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Questa decisione, hanno affermato gli avvocati, deriva dal principio secondo cui un minore ha diritto a crescere e a ricevere un’educazione nella propria famiglia biologica e invocare lo stato di adottabilità è fattibile solo come estrema ratio, ovvero solo quando ogni altra soluzione sembra inadatta alla necessità di recuperare un contesto familiare solido in tempi congrui con il benessere psicofisico del minore.

Questo controllo va effettuato da parte dei giudici con la stessa fiscalità con la quale si verifica la condizione di abbandono di un minore anche in riferimento alla esplicita disponibilità dei congiunti entro il quarto grado di parentela a compensare l’incapacità dei genitori.
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Nel caso descritto dall’avvocato esperto in materia di adozioni, nonostante il giudice avesse accertato sia l’inabilità dei genitori sia l’assenza di legami importanti tra le due bambine e gli zii paterni, la Cassazione non ha ritenuto le verifiche effettuate in tal senso in modo rigoroso.

La Corte d’Appello ha sentenziato il poco interesse del rapporto tra gli zii e le nipoti in base alla relazione del perito e sottolineava come causa principale la costituzione tardiva in giudizio. circostanza che, secondo la Cassazione, non giustifica l'esclusione della capacità di prendersi cura e allevare le bambine né il valore del rapporto con gli zii.

In sostanza, secondo la Cassazione, le verifiche dovevano essere fatte durante il primo giudizio in modo diretto, verificando il comportamento degli zii e il loro legame con i figli, per indagare la capacità come genitori e il rapporto con le nipoti. Solo in presenza di elementi evidenti pesanti si può, dice la Cassazione, non procedere anche a questa ulteriore indagine.
 
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