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L’indennità di maternità per le donne che adottano un bambino. Chiedi una consulenza legale

L’indennità di maternità in caso di adozione
L’indennità di maternità in caso di adozione L’occasione di questo articolo, spiega l’avvocato specializzato in diritto di famiglia, nasce dalla pronuncia recente della Corte Costituzionale secondo cui non si può respingere l’indennità di maternità a una libera professionista che ha accolto o avuto in affido un minore.

La normativa sull’indennità di maternità, infatti, aveva ancora diversi aspetti ingiusti nei confronti delle madri prima del decreto attuativo del Jobs Act, confermato dalla pronuncia della Corte Costituzionale.

Il principio da cui ha preso spunto la disposizione della Corte è quello secondo cui se una donna che lavora come libera professionista e ottiene l’adozione o l’affido di un minore italiano di sei o più anni non potrebbe usufruire dell'indennità di maternità in base al decreto legislativo n. 151 del 2001.

Nella disposizione, però, sottolinea l’avvocato esperto in diritto di famiglia, la Corte ha rammentato che a fondamento dell'indennità di maternità vi è sia l’obiettivo di difendere la donna che, ovviamente, quello di tutelare gli interessi e i bisogni del minore.
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Non a caso in funzione di questo principio il legislatore ha man mano allargato questo indennizzo anche ai casi di minori in stato di adozione o di affido.

In concreto, a prescindere dalle conseguenze biologiche del legame materno, al minore deve essere sempre e comunque assicurata la crescita completa e armoniosa della personalità e nei casi di adozione o affidamento non può ignorare il sostegno per la delicata collocazione nel nuovo contesto famigliare di arrivo.

Gli avvocati specializzati evidenziano che già la Costituzione nell’articolo 37 recita la pretesa di una cura proporzionata sia per la madre che per il bambino da cui consegue che il minore non può ricevere disparità di trattamento in relazione alla tipo di lavoro della madre o della peculiarità del rapporto madre discriminazioni legate alla tipologia del rapporto di lavoro della madre o della particolarità del rapporto di discendenza.
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Quindi appare evidente, prosegue l’avvocato specializzato, che il principio di cura della maternità e dell’infanzia è totalmente disatteso dalla normativa in uso che respinge l'indennità di maternità alle madri che svolgono la libera professione e adottino un bambino di sei o più anni e di nazionalità italiana.

Per questo l’articolo della legge 151 del 2001 che si occupava di questa materia, dichiarato incostituzionale dalla Corte, è stato riformato dal Jobs Act.

Oltretutto una disparità di trattamento nei confronti di una donna che svolge la libera professione e che decida per un’adozione nazionale non ha una motivazione plausibile che consenta di non applicare il divieto ad altre tipologie lavorative, ma rappresenta, semmai, una disparità svantaggiosa sia per chi svolge la libera professione che per i minori.
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