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I figli sono tutti uguali, lo dice la legge

I figli sono tutti uguali, lo dice la legge
I figli sono tutti uguali, lo dice la legge La patria potestà è stata sostituita dalla responsabilità genitoriale, disciplinata dal Decreto Legge numero 154 del 2013.

Il decreto è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale a gennaio 2014 ed ha eliminato ogni discriminazione tra i figli naturali e figli nati fuori dal matrimonio.

Dal punto di vista giuridico tutti i figli sono uguali ed il testo del provvedimento mette sullo stesso piano anche i figli adottivi, utilizzando esclusivamente il termine di figlio, eliminando le specifiche tra figlio adottivo e figlio naturale.

La legge, oltre a sostituire la potestà genitoriale con la responsabilità genitoriale, ha modificato anche gli effetti della successione nei confronti di tutti i parenti.

Prima della legge numero 219 del 2012, nota anche come Riforma della filiazione, entrata in vigore con il Decreto Legge numero 154 del 2013, la filiazione era legittima solamente all’interno del matrimonio.

Adesso tutti i figli hanno lo stesso stato giuridico e, per quel che riguarda il riconoscimento, bisogna far riferimento all’articolo 250 del Codice Civile, che ha ridotto da 16 a 14 anni l’età in cui per essere riconosciuti occorre l’approvazione del figlio.
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«Il riconoscimento del figlio che ha compiuto i quattordici anni non produce effetto senza il suo assenso. Il riconoscimento del figlio che non ha compiuto i quattordici anni non può avvenire senza il consenso dell'altro genitore che abbia già effettuato il riconoscimento. Il consenso non può essere rifiutato se risponde all'interesse del figlio».

La filiazione è il rapporto giuridico che intercorre tra genitori e figli, che obbliga i primi ad educare i secondi. Prima della riforma del Codice di Famiglia con il Decreto Legge numero 154 del 2013, erano riconosciuti solamente i figli nati all’interno del matrimonio.

In seguito lo stato di figlio legittimo è stato modificato, equiparando allo stesso stato giuridico i figli legittimi, naturali ed adottivi. Per quel che riguarda il riconoscimento dei figli, l’articolo 250 del Codice Civile, oltre ad aver ridotto da 16 a 14 anni l’età in cui occorre l’assenso del figlio per il riconoscimento, impone anche che lo stesso debba avvenire esclusivamente con il consenso dell’altro genitore.

Il riconoscimento è efficace anche nei confronti del parente che lo ha effettuato, in base all’articolo numero 258 del Codice Civile; in precedenza gli effetti del riconoscimento erano limitati solamente al genitore che lo aveva fatto.
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«Il riconoscimento produce effetti riguardo al genitore da cui fu fatto e riguardo ai parenti di esso. L'atto di riconoscimento di uno solo dei genitori non può contenere indicazioni relative all'altro genitore. Queste indicazioni, qualora siano state fatte, sono senza effetto. Il pubblico ufficiale che le riceve e l'ufficiale dello stato civile che le riproduce sui registri dello stato civile sono puniti con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da € 20 a € 82. Le indicazioni stesse devono essere cancellate».

A partire dall’articolo 280 fino all’articolo 290 del Codice Civile, viene disciplinata la filiazione naturale: è stata cancellata qualunque differenza tra i figli nati fuori dal matrimonio e all’interno dello stesso, e sono state rese insignificanti tutte le norme che ne disciplinano le procedure.

Nella legge numero 219 del 2012 si legge all’ultimo comma dell’articolo 1: «Nel Codice Civile, le parole: «figli legittimi» e «figli naturali», ovunque ricorrono, sono sostituite   dalla   seguente: «figli»».

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