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Via libera all’adozione di un minore se il percorso di riabilitazione dei genitori è lungo e incerto. Richiedi la consulenza di un avvocato sul nostro portale

Adozione possibile se i genitori sono in riabilitazione
Adozione possibile se i genitori sono in riabilitazione In questo articolo si affronta la questione dell’affido nei casi in cui i genitori, nonostante il legame affettivo esistente verso i propri figli, attestino la loro incapacità genitoriale di gestione e cura adeguata verso gli stessi minori.

In queste circostanze, spiega l’avvocato on line citando una sentenza della Corte di Cassazione di qualche mese fa, può essere sancita la condizione di abbandono di minore nonostante la presenza di rapporti affettivi genitori/figli e la volontà dei genitori di affrontare un percorso di recupero psicologico, nel momento in cui tale riabilitazione risulta troppo lunga e instabile per garantire la salute psicofisica e l’educazione dei figli naturali.

Il principio è stato sancito al termine di un ricorso presentato in Cassazione dall’avvocato di una coppia di tossicodipendenti, ripetutamente condannata per possesso illegale di stupefacenti, verso cui era stato avviato un processo per la custodia dei figli abbandonati in un ambiente inadatto e fatiscente, in uno stato igienico-sanitario incerto e privi di una minima istruzione scolastica.
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Si legge nella memoria dello studio legale che i genitori avevano acconsentito ad un percorso di psicoterapia presso il Servizio per le Tossicodipendenze, ma i giudici durante il procedimento avevano appurato che i tempi di riabilitazione della abilità genitoriale erano lunghi e variabili al punto che gli stessi operatori del SERT non erano in grado di quantificare il tempo necessario e definire un limite temporale.

La Corte dichiara, quindi, che non è sufficiente il rapporto affettivo con i figli, gli interventi di recupero avviati dai servizi sociali e nemmeno la volontà di cambiamento espressa verbalmente dai due genitori per ripristinare un rapporto consono e in tempi utili con le necessità imminenti di attenzione e aiuto dei figli.

Sulla base di questi elementi i giudici già in primo grado avevano sentenziato la condizione di abbandono, punto di partenza per la definizione di adottabilità, mancando anche altre figure familiari adatte a rappresentare un punto di riferimento stabile per i minori.
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La Cassazione, scrivono gli avvocati, ha ribadito le sentenze precedenti sottolineando che la condizione di abbandono non può essere negata, nonostante l'affetto dei genitori verso il figlio e la motivazione al recupero psicologico, se tutti questi fatti però non comportano l'autonomia genitoriale necessaria e risulti impossibili prevedere un limite temporale ragionevole per ricreare il nucleo familiare.

Lo stato di abbandono che determina lo condizione di adottabilità, infatti, non determina obbligatoriamente un rifiuto consapevole e definitivo verso i doveri parentali, ma può rappresentare anche una situazione contingente del minore la cui crescita psicofisica viene messa in pericolo dall’assenza concreta e morale dei genitori, a prescindere dalla volontà degli stessi.

L’obiettivo principale dei giudici, infatti, è la tutela dell’interesse del minore vista la non idoneità dei genitori biologici a garantirne lo sviluppo sereno.
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