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Il giudizio di revisione dell’assegno di mantenimento non tiene conto della durata del matrimonio. Chiedi una consulenza legale

Giudizio di revisione dell’assegno di mantenimento e durata del matrimonio.
Giudizio di revisione dell’assegno di mantenimento e durata del matrimonio. Oggetto dell’analisi di questo articolo è il giudizio di revisione dell’assegno di mantenimento a seguito di una ordinanza della Corte di Cassazione di fine 2015.

Il provvedimento, spiegano gli avvocati gratis, rafforza alcuni elementi fondamentali relativi all’assegno di mantenimento e alla verifica delle circostanze di separazione e di divorzio.

In linea generale, quando in seguito alla definizione della misura dell'assegno si determinano dei cambiamenti nel reddito dei coniugi, entrambi possono presentare istanza di revisione dell'assegno di mantenimento con lo scopo di acquisire un aggiornamento rispetto al contesto mutato.

L'assegno, infatti, dopo essere stato definito non rimane fisso nel tempo, sia in relazione all’inevitabile rivalutazione in base agli indici istat sia per condizioni e situazioni sopraggiunte che riguardano i requisiti reddituali dei coniugi, e può essere sottoposto a modifica in aumento o in riduzione.
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​Nel caso trattato in questo articolo, un processo di revisione delle circostanze di divorzio, l’ex coniuge richiedeva l’esenzione del pagamento dall'assegno per l’ex moglie e la riduzione di quello in favore della figlia maggiorenne.

Sia il Tribunale che la Corte di appello hanno rigettato l’istanza e, accettando le richieste della ex moglie, hanno incrementato l'importo dell'assegno per entrambe le beneficiarie.

Anche la Cassazione, a cui il marito ha presentato ricorso, respinge l’istanza considerando infondate le motivazioni addotte. Secondo l’ex coniuge, infatti, il Tribunale di primo grado nel quantificare l’importo dell’assegno di mantenimento a seguito di divorzio non aveva tenuto in considerazione la breve durata del matrimonio.

La Cassazione a tal proposito specifica che in ambito di verifica dell'assegno divorzile, il giudice non può procedere ad un’analisi libera ed ex novo del punto di partenza o della natura dell'assegno, ma deve solamente accertare se e con quali entità siano sopraggiunte delle situazioni che possono aver modificato l’equilibrio raggiunto, adattando l'importo o revocando l'assegno in base alla nuova situazione economica delle parti.




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Sulla base di ciò, quindi, la durata del matrimonio non può essere argomentata in un processo di revisione, ma può al massimo diventare un elemento di aggravio contro la sentenza di divorzio, da cui deriva la quantificazione dell’assegno per l’ex coniuge.

Secondo l’ex marito il Tribunale avrebbe dichiarato per errore l’obbligo a suo carico di partecipare al sostentamento dell’ex coniuge senza tenere in alcuna considerazione alcune condizioni che avevano determinato il deterioramento del suo reddito.

La Cassazione ha rigettato tali argomentazioni appurando che il giudice ha proceduto correttamente nel rilevare che il marito durante il giudizio di primo grado non aveva dimostrato tale peggioramento delle condizioni economiche rispetto al momento in cui si era svolto il processo di divorzio e che, oltretutto, il raggiungimento del pensionamento o l’avanzare dell’età non rappresentano in automatico un elemento di peggioramento dell’obbligato senza la dimostrazione mediante prova consona.

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