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Il regime patrimoniale della famiglia

Il regime patrimoniale della famiglia
Il regime patrimoniale della famiglia Con la riforma del diritto di famiglia i coniugi al momento del matrimonio possono scegliere la separazione dei beni piuttosto che la comunione.

Nel caso contrario vige il silenzio assenso, cioè il regime legale è costituito dalla comunione dei beni, che implica la comproprietà di tutti i beni acquistati dopo il matrimonio, anche separatamente.

L'articolo 162 del codice civile tratta di convenzioni matrimoniali, che possono essere stipulate in qualunque momento, sia prima che dopo il matrimonio, e anche dagli eredi:

«Le convenzioni matrimoniali debbono essere stipulate per atto pubblico sotto pena di nullità. La scelta del regime di separazione può anche essere dichiarata nell'atto di celebrazione del matrimonio.

Le convenzioni possono essere stipulate in ogni tempo, ferme restando le disposizioni dell'articolo 194. Le convenzioni matrimoniali non possono essere opposte ai terzi quando a margine dell'atto di matrimonio non risultano annotati la data del contratto, il notaio rogante e le generalità dei contraenti, ovvero la scelta di cui al secondo comma».
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L'articolo 177 del codice civile parla della comunione legale dei beni e comporta la gestione comune e la proprietà di entrambi i coniugi di qualunque cosa venga acquistata da ognuno di loro durante il matrimonio.

I beni esclusi dalla comunione sono quelli strettamente personali e destinati al lavoro e, quando vi sono aziende gestite da entrambi oppure costituite dopo le nozze, la comunione dei beni include esclusivamente gli utili.

Se i proventi di un'attività lavorativa di uno dei due non sono stati consumati, non rientrano nel regime di comunione dei beni qualora si scelga successivamente lo scioglimento della comunione.

L'elenco dei beni che non rientrano nella comunione è elencato nell'articolo 179 del codice civile e l'amministrazione del patrimonio comune può essere fatta insieme o separatamente, secondo quanto enunciato dall'articolo 180, commi 1 e 2 del codice civile.

La comunione cessa alla morte di uno dei due coniugi, allo scioglimento degli effetti civili del matrimonio, in seguito alla separazione giudiziale dei beni dovuta a cattiva amministrazione, fallimento di uno, o cambiamento del regime patrimoniale.
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L'articolo 210 del codice civile tratta della comunione convenzionale, che possono attuare i coniugi includendo nei beni anche cose che ne sono convenzionalmente escluse, purché lo facciano tramite un atto pubblico.

L'articolo 215 specifica che la separazione dei beni implica la titolarità esclusiva di quello che viene acquistato da un coniuge.

La separazione dei beni si può dichiarare anche al momento del matrimonio e l'articolo 217 del codice civile specifica come gestire il godimento e l'amministrazione dei beni:

«Ciascun coniuge ha il godimento e l'amministrazione dei beni di cui è titolare esclusivo. Se ad uno dei coniugi è stata conferita la procura ad amministrare i beni dell'altro con l'obbligo di rendere conto dei frutti, egli è tenuto verso l'altro coniuge secondo le regole del mandato.

Se uno dei coniugi ha amministrato i beni dell'altro con procura senza l'obbligo di rendere conto dei frutti, egli ed i suoi eredi, a richiesta dell'altro coniuge o allo scioglimento o alla cessazione degli effetti civili del matrimonio, sono tenuti a consegnare i frutti esistenti e non rispondono per quelli consumati».

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