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Il Tribunale di Roma si pronuncia in materia di affido condiviso: è giusta la frequenza graduale con il padre

Affidamento figli, affido condiviso
Affidamento figli, affido condiviso Al centro di questo articolo vi è la legge n. 54/2006 in materia di affido condiviso che ha sostituito il precedente affidamento congiunto e ha riformato profondamente il diritto di famiglia, soprattutto ha modernizzato nel profondo la disciplina della separazione e del divorzio stabilendo dei principi che modificano i rapporti tra genitori e figli anche dopo la separazione.

Spiega l’avvocato esperto che a seguito di tale norma le nozioni di bigenitorialità, condivisione, corresponsabilità e codecisione hanno finalmente modificato l’andamento dei rapporti familiari dopo la separazione concentrandosi sul solo interesse i figli in diritto ad avere un rapporto regolare e stabile con entrambi i genitori.

Pertanto ognuno di loro si confronterà e dialogherà con l’ex coniuge nell'interesse comune di allevare ed educare i figli, superando risentimenti e divergenze che non devono ostacolare il corretto divenire delle relazioni tra genitori e figli.
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Continua l’avvocato specializzato che in base al nuovo contesto normativo ogni genitore è tenuto a prendersi cura dei figli per i quali rappresenterà un punto riferimento costante: considerato da questo punto di vista entrambi i genitori hanno l’obbligo di collaborare nel prendere insieme le decisioni principali e significative per i figli, ma hanno anche il diritto di coltivare individualmente spazi autonomi, all’interno dei quali costruire una nuova relazione con i figli, senza interferire con l’ex coniuge.

Se il genitore non convivente, prosegue l’avvocato esperto, non ha stabilito un rapporto quotidiano con la figlia, è utile attendere il tempo necessario a metterlo in atto. Anche nell’ipotesi in cui il minore inizi a pernottare gradualmente dal genitore non convivente, il diritto a mantenere rapporti significativi con entrambi i genitori deve essere sempre rispettato.
A questa conclusione, dicono gli avvocati esperti, giunge il Tribunale di Roma con la sentenza del 2015.

Nel caso oggetto di sentenza, il giudice ha considerato che gli impegni lavorativi del padre giustificavano una presenza quantitativamente diversa della bimba nella sua vita, senza che ciò violasse le norme dell’affido.
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A tal proposito, si legge nella memoria dell’avvocato esperto che al momento della nascita della bambina il papà era all'estero dove era rimasto nei primi mesi di vita della figlia e al rientro in Italia il rapporto con la moglie era cessato sin da subito non consentendo alla bambina di soli tre anni di sviluppare un rapporto quotidiano con il padre.

Nella valutazione degli avvocati specializzati emerge che l’esistenza di un bel legame tra i due non può dare per scontato che la minore potrebbe avere delle difficoltà iniziali a pernottare dal padre, soprattutto per lunghi periodi.

Pertanto nella sentenza è stato disposto che il padre potrà stare con la bambina per tre ore almeno due pomeriggi a settimana e per l’intera giornata nei fine settimana a settimana alternate.
Solo successivamente, dispone il giudice, si potrà procedere con il pernottamento prevedendo gradualmente una sera al mese, anche con l'aiuto della madre.

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