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È ripreso il processo Eternit contro Stephan Schmidheiny

È ripreso il processo Eternit contro Stephan Schmidheiny
È ripreso il processo Eternit contro Stephan Schmidheiny Dopo la sospensione di un anno la Corte Costituzionale ha ripreso il processo per omicidio a carico di Stephan Schmidheiny, l’ex patron di Eternit accusato di disastro ambientale e della morte di 258 persone.

L’Eternit è un materiale formato da cemento e amianto brevettato nel 1901 che si è imposto in breve tempo come componente principale per la produzione di tetti e tubature.

Per molti anni l’Eternit è stato costruito in molte varietà ed utilizzato per tanti oggetti anche di uso quotidiano; negli anni '60 alcune ricerche hanno dimostrato che l’Eternit provoca alcune gravi malattie tra cui il cancro che hanno un periodo di incubazione di oltre trent’anni.

Tra il 2009 e il 2011 sono stati registrati moltissimi casi di persone malate a causa della polvere di amianto dispersa dalla fabbrica di Casale Monferrato durante la lavorazione dell'Eternit ed è stato calcolato che nella sola provincia di Alessandria sono morte oltre 1.800 persone.
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Le persone che durante gli anni di attività risiedevano nei dintorni della fabbrica di Casale Monferrato sono ancora a rischio, considerando il lungo periodo di incubazione della malattia.

Nel 2009 è iniziato il processo contro i proprietari dell’azienda Louis De Cartier de Marchienne, direttore negli anni sessanta e morto nel 2013 e Stephan Schmidheiny, ex presidente del consiglio di amministrazione rimasto l'unico imputato condannato per omicidio volontario di 258 persone.

Il primo processo è stato avviato presso il tribunale di Torino in seguito alle indagini svolte dal magistrato Raffaele Guariniello, che hanno ritenuto i due proprietari dell’azienda di Casale Monferrato responsabili della morte degli operai per mesotelioma, una particolare forma tumorale dei polmoni causata dall'esposizione all'amianto.

Nel 2012 Stephan Schmidheiny e Louis De Cartier sono stati condannati per disastro ambientale doloso permanente e per omissione volontaria di cautele antinfortunistiche.
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La prima condanna è stata a 16 anni, oltre al risarcimento danni nei confronti di oltre 3.000 persone, nel 2013 la pena è stata aumentata a 18 anni e nel 2014 la Corte di Cassazione l’ha annullata per prescrizione, pur mantenendo valido il risarcimento di 30,9 milioni di euro nei confronti del comune di Casale Monferrato e 20 milioni di euro per la Regione Piemonte.

La società Eternit è stata chiusa e dichiarata fallita a metà degli anni '80 e il 27 ottobre 2016 è ripreso il processo contro Stephan Schmidheiny.

I difensori di Schmidheiny non ritengono valida l’accusa di dolo e quindi di omicidio volontario delle 258 persone decedute a causa dell’amianto.

Non ritengono legittimo neanche un secondo processo per lo stesso motivo e al più possono accettare l’ipotesi di omicidio colposo.

Se dovesse venire accolta dal giudice questa seconda ipotesi le vittime dell’amianto rimarrebbero ancora una volta senza giustizia, perché gli omicidi cadrebbero in prescrizione.

La prossima udienza si terrà il 19 novembre 2016 e il Pubblico Ministero dovrà argomentare la tesi accusatoria fornendo elementi di prova adeguati per sostenere l’accusa in giudizio.

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