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Lo scippo sul tragitto di lavoro è considerato infortunio in itinere

Lo scippo sul tragitto di lavoro è considerato infortunio in itinere
Lo scippo sul tragitto di lavoro è considerato infortunio in itinere La Corte di Cassazione ha ritenuto valido come infortunio in itinere il furto subito da una lavoratrice durante il tragitto per tornare a casa dal lavoro. In seguito all'evento la donna è caduta e si è fatta male, ma inizialmente la Corte d'Appello aveva rigettato la richiesta di indennizzo.

La Corte ha ritenuto che l'evento fosse avvenuto per pura coincidenza durante il tragitto in itinere della dipendente: il furto è avvenuto a quell'ora e in quel posto, ma in primo grado i giudici hanno stabilito che non vi fosse un nesso tra lo scippo e la prestazione lavorativa.

Secondo la Corte di Cassazione, invece, riguardo l'infortunio in itinere vanno anche tenuti in considerazione gli eventi imprevedibili dalla volontà dell'assicurato in base al decreto legislativo numero 38 del 23 febbraio 2000 che tratta di “Disposizioni in materia di assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali” e all'articolo numero 12 specifica l'infortunio in itinere.
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“1. All'art. 2 e all'art. 210 del testo unico è aggiunto, in fine, il seguente comma: salvo il caso di interruzione o deviazione del tutto indipendenti dal lavoro o, comunque, non necessitate, l'assicurazione comprende gli infortuni occorsi alle persone assicurate durante il normale percorso di andata e ritorno dal luogo di abitazione a quello di lavoro".

"Durante il normale percorso che collega due luoghi di lavoro se il lavoratore ha più rapporti di lavoro e, qualora non sia presente un servizio di mensa aziendale, durante il normale percorso di andata e ritorno dal luogo di lavoro a quello di consumazione abituale dei pasti".

"L'interruzione e la deviazione si intendono necessitate quando sono dovute a cause di forza maggiore, ad esigenze essenziali ed improrogabili o all'adempimento di obblighi penalmente rilevanti. L'assicurazione opera anche nel caso di utilizzo del mezzo di trasporto privato, purché necessitato".

"Restano, in questo caso, esclusi gli infortuni direttamente cagionati dall'abuso di alcolici e di psicofarmaci o dall'uso non terapeutico di stupefacenti ed allucinogeni; l'assicurazione, inoltre, non opera nei confronti del conducente sprovvisto della prescritta abilitazione di guida".
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Secondo la legge è considerato infortunio in itinere anche un furto e i danni fisici subiti in conseguenza all'aggressione. Inizialmente i giudici avevano rigettato la domanda di risarcimento perché:

"La Corte del merito poneva a base del decisum il rilievo fondante secondo il quale il fatto doloso di un'altra persona aveva interrotto il nesso causale fra la ripetitività necessaria del percorso casa-ufficio e gli eventi negativi, ad essi connessi".

Basandosi sul "Testo unico delle disposizioni per l'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali", la Corte ha accolto il ricorso perché "ai fini della tutela previdenziale dell'infortunio in itinere rilevano pure i fatti dannosi e imprevedibili ed atipici purché indipendenti dalla condotta volontaria dell'assicurato".
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