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Licenziamento e obbligo di repechage

Licenziamento e obbligo di repechage
Licenziamento e obbligo di repechage Il Decreto Legislativo numero 23 del 4 marzo 2015 ha introdotto nuove disposizioni in materia di lavoro a tempo indeterminato.

Le modifiche sono state apportate soprattutto per quel che riguarda il licenziamento nullo o per giustificato motivo.

Il decreto "Disposizioni in materia di contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti, in attuazione della legge 10 dicembre 2014, n. 183", all'articolo 3 comma 1 stabilisce che:

"il giudice dichiara estinto il rapporto di lavoro alla data del licenziamento e condanna il datore di lavoro al pagamento di un'indennità non assoggettata a contribuzione previdenziale di importo pari a due mensilità dell'ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del trattamento di fine rapporto per ogni anno di servizio, in misura comunque non inferiore a quattro e non superiore a ventiquattro mensilita".
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La riforma Fornero ha stabilito che il datore di lavoro sia obbligato a fornire le prove della necessità di licenziare il lavoratore e che all'interno dell'azienda non vi sia nessun'altra possibilità di collocazione.

Questa norma si chiama obbligo di repechage (ripescaggio) e si applica ai lavoratori assunti dopo il 7 marzo 2015.

Da questa data in poi è cambiata la disciplina dei licenziamenti, sia singoli che collettivi, e la legge si applica anche a partiti politici e sindacati.

Una sentenza della Cassazione Civile del 2016 ha fatto chiarezza sull'onere della prova per quel che riguarda l’obbligo di repechage, che spetta completamente al datore di lavoro.

Negli anni vi sono state parecchie polemiche e sentenze contrastanti, quest'ultima ha preso in esame il caso di un lavoratore licenziato per esubero di personale.
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Il dipendente, in seguito all'accorpamento di due aziende, era stato licenziato per giustificato motivo, ma è ricorso al tribunale ritenendo illegittimo l'operato del datore di lavoro.

In passato alcune sentenze hanno stabilito che il lavoratore potesse ricorrere in giudizio solamente dimostrando che nell'azienda non vi sarebbe stata nessuna possibilità di altri impieghi, ma stavolta i giudici hanno deciso che non spetta ai dipendenti dimostrare il repechage.

Le grandi imprese e le multinazionali hanno filiali sparse in tutto il mondo e un dipendente non può essere a conoscenza di complesse realtà aziendali.

L'onere di fornire delle prove di impossibilità di "ripescaggio" spetta esclusivamente al datore di lavoro ed è un elemento che deve essere imprescindibilmente connesso a ragioni economiche e organizzative, che costringano la ditta a licenziare il dipendente.
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