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L’IVA sulla TIA è illegittima e dovrà essere rimborsata

L’IVA sulla TIA è illegittima
L’IVA sulla TIA è illegittima La Corte Costituzionale ha stabilito che l'IVA sulla Tariffa di Igiene Ambientale (TIA) non doveva essere applicata e le sezioni unite della Corte di Cassazione hanno chiuso la questione con la sentenza numero 5078 del 2016.

La legge numero 22 del 5 febbraio 1997 avvalora il concetto che la tassa per i rifiuti, essendo già di per sé una tassa, non può essere soggetta ad un altro tributo come l'IVA.

La tariffa per lo smaltimento dei rifiuti ha una natura tributaria, mentre l'IVA si può assoggettare solamente a beni o servizi.

La sentenza obbligherà i gestori dei servizi ambientali a restituire l'IVA sottratta ai cittadini.

Il rimborso dovrebbe essere modesto, ma se si calcolano tutti gli anni da quando è stata istituita la tassa sui rifiuti compresa di IVA ad oggi, il governo dovrà sborsare una cifra enorme.
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Le cifre rimborsabili ad ogni singolo cittadino dovrebbero essere accreditate nelle bollette, tuttavia le associazioni di consumatori fanno notare che qualcuno dovrà anche restituire anche gli interessi che in tutti questi anni sono maturati nei confronti delle aziende di rifiuti.

Nel 2012 Altroconsumo aveva presentato una class action al governo, ma nonostante le 35.000 firme raccolte non era stata accettata.

L’associazione di consumatori si è dunque rivolta ai singoli comuni, tra cui l’Ama di Roma, raccogliendo circa 5.000 pre adesioni nel 2015.

Il Comune ha eliminato l’IVA sulla TIA nel 2010, tuttavia l'anno seguente la tassa sui rifiuti è aumentata dello stesso importo, facendo di fatto tirare fuori i medesimi soldi ai cittadini.

La seconda class action è stata fatta nei confronti dell’azienda Quadrifoglio di Firenze, ma entrambe le due azioni comuni sono state respinte.
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La motivazione del rifiuto è dovuta al fatto che l'oggetto dell'azione di gruppo non rientra negli ambiti di quelli specificati dalla norma di riferimento, che è l'articolo 140 bis del decreto legislativo numero 206 del 2005, noto anche come Codice del consumo.

L'articolo 140 bis parla delle azioni di classe, specificando tutta la procedura per avviare una protesta collettiva contro una norma ritenuta ingiusta.

Le class action contro l’IVA sulla TIA non sono state accettate, ma adesso la sentenza 5078 ha chiuso una volta per tutte la questione dei rimborsi, che dovrebbero arrivare sotto forma di accrediti nelle bollette degli utenti.

Non si tratterà di grosse cifre, ma comunque secondo l'associazione degli artigiani di Mestre (Cgia) il fisco dovrà restituire più di un miliardo di euro per rimborsare milioni di contribuenti che dal 1999 ad oggi hanno pagato una tassa illegale.
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