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Il parere legale: risarcimento del danno non patrimoniale

Il risarcimento del danno non patrimoniale, cos'è e come si configura
Il risarcimento del danno non patrimoniale, cos'è e come si configura Il tema oggetto di questo articolo trae spunto da diversi principi elaborati negli anni ’80 e sviluppatisi nei decenni successivi sino alla distinzione tra danni patrimoniali e danni non patrimoniali.

Si tratta di due tipologie unitarie in cui sia il danno patrimoniale che l’altro assumono valenze diverse in relazione alla capacità di condizionare sia il patrimonio che gli interessi.

La presenza e l’entità di questo peso determinano sia le regole di accertamento che quelle di risarcimento.

La natura unitaria di queste tipologie non permette di accrescere le singole voci del danno che vengono annoverate per il loro valore puramente descrittivo.

Ciò detto, la richiesta di risarcimento, come sottolinea lo studio legale, può essere adattata al singolo richiedente facendo riferimento a tutte le caratteristiche del caso in esame esposte al giudice il quale dovrà tener presente che pur non essendo previste moltiplicazioni del danno, la liquidazione deve sottostare a un criterio la piena soddisfazione del richiedente e non induca a mancanze risarcitorie.
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A ogni danno causato, quindi, deve essere assicurato un corretto risarcimento attraverso considerazioni adatte a definire un indennizzo economico che il contesto sociale possa ritenere idoneo. Il compito del giudice, quindi, è assodare la consistenza del danno subito individuando la natura delle conseguenze sulla persona e provvedendo alla conseguente ammenda.

Nel merito il danno non patrimoniale rappresenta la lesione degli interessi del singolo non caratterizzati da consistenza economica oltre ai diritti inviolabili della persona sanciti costituzionalmente, come il danno alla salute.

Negli ultimi anni diversi avvocati si sono imbattuti in cause che riguardavano il risarcimento di altri tipi di danno non patrimoniale non riconducibile al danno della salute, detto danno biologico, ma relativo alla perdita della relazione parentale e al danno morale.
In diverse sentenze si legge che tale danno va al di là della perdita di una persona cara e si configura come il vuoto per i superstiti che non possono più godere della presenza di quella persona.

Si configurano, quindi, tre diverse tipologie di pregiudizio: il danno biologico, morale ed esistenziale che corrispondono a punti di vista valutativi diversi dello stesso evento dannoso che può causare nella vittima o nei familiari superstiti sia un danno alla salute, documentabile a livello clinico, una sofferenza interiore o una concreta variazione delle abitudini quotidiane di vita.

Viste le caratteristiche sopra evidenziate è stato affermato che il danno esistenziale rischierebbe di diventare incerto, ma la Corte di Cassazione ha di recente ribadito che se ciò accade è diretta conseguenza della incertezza della sofferenza umana.
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