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Doggy bag: portarsi via gli avanzi dal ristorante non è reato. L'avvocato specializzato spiega.

Doggy bag: portarsi via gli avanzi dal ristorante non è reato
Doggy bag: portarsi via gli avanzi dal ristorante non è reato Il cliente di un albergo dove si trovava in vacanza voleva portarsi via gli avanzi del ristorante usufruendo del doggy bag, un servizio che consente di mettere dentro a una scatola gli avanzi del pranzo o della cena, ma il gestore l’ha citato in giudizio.

Il doggy bag è stato ideato da due imprenditrici per combattere lo spreco, risparmiare denaro e aiutare chi ne ha bisogno, in particolare i propri cani, dal momento che è stato chiamato doggy bag, che significa scatola per cagnolini. Questo servizio in Francia è diventato obbligatorio per legge, dal 1 gennaio 2016 tutti i ristoranti sono tenuti a dare ai clienti la possibilità di portarsi a casa gli avanzi del pasto.

Il progetto francese è iniziato l'anno scorso nell'ambito della riduzione dello spreco alimentare, che impone ai ristoranti di non buttar via gli avanzi e darli in regalo ad enti del terzo settore. L’operazione francese prevede di dimezzare entro una decina d’anni gli sperperi alimentari, tuttavia, nonostante l'idea sia ottima, sono ancora pochi i clienti dei ristoranti che portano a casa il cibo avanzato.
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In Italia non tutti i locali aderiscono al servizio doggy bag e, sebbene la maggior parte delle persone si vergognino ad usufruirne, non è stato il caso del cliente dell'albergo in questione. Vedendosi rifiutare la possibilità di portarsi via gli avanzi del cibo e l'acqua rimasta nella bottiglia, ha litigato con il gestore definendo il servizio offerto uno schifo.

Non contento si è recato anche da un giornale locale che ha pubblicato integralmente la sua storia con le stesse colorite parole che hanno fatto infuriare l'albergatore. Dopo essersi rivolto a dei legali specializzati, il gestore dell'albergo ha portato la vicenda in tribunale condannando il cliente per il reato di ingiuria e di diffamazione a mezzo stampa.

In Appello è stata confermata la condanna di ingiuria ma non quella di diffamazione, perché le parole sono state ritenute un'espressione di legittima critica sull'operato dell'albergo. La Cassazione ha assolto il cliente anche dal reato di ingiuria e la Suprema Corte ha specificato che l’offesa all'albergatore era stata provocata in seguito al divieto di poter usufruire del servizio doggy bag.
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La sentenza risale all'estate del 2014 e finalmente fa chiarezza su un servizio utile e anti spreco come quello ideato dalle due imprenditrici italiane. Nella nostra nazione non è ancora molto diffuso, ma dovrebbe diventare un'abitudine per combattere lo spreco e risparmiare denaro. La sentenza è stata emessa basandosi sull'articolo 599 del Codice Penale che riguarda la ritorsione e la provocazione, eccone alcuni stralci.

“Il ricorso coglie invece nel segno nella critica al mancato riconoscimento dell’esimente della provocazione, nonostante i giudici d’appello avessero ammesso che la condotta ingiuriosa addebitata costituisse l’effettiva e sostanzialmente immediata reazione ai disservizi subiti dal (OMISSIS) ed all’imposizione di regole (divieto di asportare i residui del cibo per costituire il cd. “doggy bag”, riempire la propria borraccia dalla bottiglia servita a tavola) non irragionevolmente ritenute pretestuose ed ingiuste dall’imputato”.

La sentenza si è conclusa con l'annullamento. “La sentenza deve dunque essere annullata senza rinvio per essere l’imputato non punibile ai sensi dell’articolo 599 c.p., comma 2 avendo agito nello stato d’ira determinato dal fatto ingiusto altrui.
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