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Focus sulla comunione dei beni

Focus sulla comunione dei beni
Focus sulla comunione dei beni La comunione dei beni è un fenomeno giuridico che si realizza ogni volta che due o più persone hanno lo stesso diritto su un bene mobile o immobile.

Ogni partecipante alla comunione dei beni gode del diritto di proprietà totale sul bene comune e non è possibile identificarne una singola porzione.

La comunione dei beni è disciplinata da 17 norme, che vanno dall'articolo 1100 all’articolo 1116 del Codice Civile.

I tipi di comunione dei beni sono due: comunione ordinaria e comunione forzosa. Nel primo caso sono le parti a decidere e ciascun partecipante, chiamato comunista, ha la facoltà di chiedere la divisione del bene entro dieci anni.

La comunione forzosa viene decisa quando il bene in oggetto non può essere diviso, come ad esempio un muro di confine.

In questo caso gli articoli 874 e 875 del Codice Civile trattano di comunione forzosa di un muro che si trovi al confine oppure non al confine di una proprietà.
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La comunione dei beni può essere volontaria o incidentale, come nel caso di un'eredità o di un qualunque atto che avvenga senza la volontà dei partecipanti.

Tutti i comunisti condividono il bene in ragione di una quota di appartenenza che è uguale per tutti salvo casi contrari, come disposto dall'articolo 1101 del Codice Civile.

"Le quote dei partecipanti alla comunione si presumono eguali. Il concorso dei partecipanti, tanto nei vantaggi quanto nei pesi della comunione, è in proporzione delle rispettive quote".

La destinazione del bene comune non va alterata da nessuno dei partecipanti e tutti possono usufruirne con uguali diritti, senza impedimenti da parte degli altri.

La gestione e l'amministrazione del bene spettano a tutti, a meno che di comune accordo non si decida di delegare un solo comproprietario o un amministratore esterno alla gestione della cosa.
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L'amministrazione viene decisa dal valore delle quote appartenenti a ciascun comunista e per prendere una decisione occorre ottenere la metà dei voti più uno nei casi ordinari, mentre in quelli straordinari occorre la maggioranza dei due terzi del valore complessivo del bene comune.

Nel prendere decisioni è vietato ledere i diritti degli altri comproprietari e nel caso di spese volte alla miglioria del bene queste non devono essere troppo gravose.

La comunione dei beni ha delle similitudini con il condominio, come descritto dall'articolo 1139 del Codice Civile in riferimento all'articolo precedente che tratta del regolamento di condominio.

"Per quanto non è espressamente previsto da questo capo si osservano le norme sulla comunione in generale".

La differenza principale tra i due istituti è la maggiore complessità di gestione del condominio, per la quale se i condomini sono superiori a quattro è obbligatoria la nomina di un amministratore e se sono superiori a dieci occorre la stesura di un regolamento.
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