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Gli avvocati iscritti all’ordine spiegano: come tutelare dagli abusi la servitù di passaggio stabilita dal notaio

La Tutela della servitu di passaggio
La Tutela della servitu di passaggio Trattandosi di servitù costituita con atto notarile e regolarmente trascritta con precisazione dei dati identificativi e catastali del percorso e del terreno che ne viene gravato, spiega lo studio legale , la stessa può essere esercitata esclusivamente in modo conforme al titolo e al legittimo possesso .

In caso contrario, tralasciando i rimedi di fatto (quali il collocamento di segni di confine o distintivi della riserva di proprietà con limitazione concreta della possibilità di passaggio al di fuori dei tracciati notarili, comunque idonei a comprovare l’interruzione della tolleranza dominicale nei confronti di terzi che esperiscano tentativi di usucapione del fondo) quello posto a cardine della tutela del proprietario dal sistema normativo è del fondo servente che lamenti una lesione nella facoltà di disporre e godere del proprio bene in modo pieno ed esclusivo (art. 832 c.c.) è l’azione negatoria servitutis, tendente a contestare l’esistenza della servitù e a impedirne l’acquisizione per possesso ventennale continuato.

In sede contenziosa, l’azione è disciplinata dall’art. 949 del Codice Civile ed è esperibile innanzi al Tribunale ordinario competente per territorio, non rientrando tra le azioni petitorie di espressa competenza del Giudice di Pace (art. 15 c.p.c).
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Essa consente al proprietario possessore del bene che abbia motivo di temere pregiudizio dall’utilizzo non consentito dello stesso di far affermare l'inesistenza dei diritti vantati o esercitati da terzi senza titolo e di chiedere la cessazione delle molestie e turbamenti, oltre al risarcimento del danno se dovuto.

Assieme alla funzione di accertamento della libertà del fondo, l'azione negatoria assolve infatti anche una funzione inibitoria a proseguire nel comportamento molesto, nonché di eventuale condanna, laddove sia accertato un concreto pregiudizio patrimoniale. In sede non contenziosa, il D.L. 69/2013 ha reinserito l’obbligatorietà del tentativo di conciliazione per la tutela dei diritti reali.

Tale tentativo è esperibile presso organismi di mediazione presenti nel luogo del giudice territorialmente competente per l’eventuale causa civile.

Tale accordo, se sottoscritto dagli avvocati delle parti, avrà efficacia di titolo esecutivo.

In caso di esito negativo, la conclusione del primo incontro senza accordo è ritenuta condizione (necessaria e) sufficiente per la procedibilità dell’azione in sede ordinaria.

Sempre in sede non contenziosa, resta ferma la possibilità di esperire la conciliazione innanzi al Giudice di Pace competente per territorio tramite ricorso notificato con il quale si richiede un incontro finalizzato a individuare una soluzione transattiva.
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Nel caso di ricorso orale, viene redatto verbale.

Il ricorso viene notificato dalla cancelleria alla controparte insieme al provvedimento del giudice che fissa l'udienza di comparizione delle parti.

In questo caso il Giudice perde la funzione di magistrato in senso stretto per rivestire il ruolo di compositore amichevole della lite.

Si ritiene che la proposizione dell'istanza abbia efficacia interruttiva della prescrizione, pur non essendo espressamente contemplata come ipotesi dall'art. 2943 del c.c. occorre rilevare che il Giudice di Pace e il mediatore non hanno alcun potere coattivo né per il caso di mancato accordo (art. 322 c.p.c) né per la mancata comparizione della parte invitata, la cui assenza estingue il procedimento se il ricorrente non desidera proseguire il giudizio in via ordinaria.

In ogni caso, il cambiamento del luogo ove esercitare la servitù può essere concesso su istanza del proprietario del fondo dominante, se questi prova che il cambiamento riesce per lui di notevole vantaggio e non reca danno al fondo servente, mentre, nel caso, il proprietario del fondo servente avrà diritto alla corresponsione di un’ indennità commisurata al pregiudizio subito, potendosi opporre all’esercizio della servitù nel caso di mancato pagamento.
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