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Se la ASL non è in grado di offrire le visite paga la Regione

Se la ASL non è in grado di offrire le visite paga la Regione
Se la ASL non è in grado di offrire le visite paga la Regione Le visite urgenti che non possono essere garantite dal servizio pubblico devono essere rimborsate dalla Regione.

Purtroppo spesso il servizio sanitario nazionale non è in grado di offrire la possibilità agli assistiti di usufruire di visite; le code sono talmente lunghe che possono trascorrere anni prima di ottenere un appuntamento.

Ultimamente i CUP aprono e chiudono le prenotazioni perché i tempi superano i limiti tollerabili; può capitare di sentirsi dire dall'impiegato che hanno chiuso le prenotazioni e non si sa quando le riapriranno.

Il cittadino malato che ha bisogno di prestazioni ambulatoriali urgenti sarebbe dunque costretto a recarsi in centri privati per non mettere a repentaglio la propria vita.

Una recente sentenza del 2015 ha chiarito che in alcuni casi i pazienti devono essere rimborsati delle spese sostenute.
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Il diritto al rimborso stabilisce che quando un cittadino privo di adeguate risorse economiche sia costretto ad una visita urgente e non possa usufruire delle strutture convenzionate abbia diritto ad essere risarcito dalla Regione.

La sentenza numero 5448 del 2015 ha stabilito che chi per motivi gravi debba rivolgersi a una struttura ospedaliera non convenzionata a causa dei tempi di attesa, abbia diritto ad essere risarcito delle spese.

In questo caso si era trattato di un intervento chirurgico, che però estende il diritto a tutte le prestazioni sanitarie urgenti.

Nella sentenza in questione, la Regione Puglia ha dovuto rimborsare i malati oncologici della provincia di Lecce che sono stati costretti a rivolgersi ad una struttura privata perché la ASUR locale non era in grado di offrire esami specifici.

I tempi di attesa non erano compatibili con la grave malattia e i pazienti si sono dovuti rivolgere ad un centro medico a pagamento. L'ente regionale è stato costretto a rimborsarli.
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La speranza è che questa sentenza smuova le acque della grave situazione nella quale versa la sanità pubblica.

A tutti i cittadini deve essere riconosciuto il diritto alle cure, anche a chi non ha possibilità economiche e si trova in stato di grave malattia ma non può permettersi costosissimi centri privati.

A complicare le cose c'è anche il fenomeno dei pazienti che non si presentano agli appuntamenti facendo allungare inutilmente le liste d'attesa.

In questo caso sono previste delle sanzioni, che di fatto vengono effettivamente richieste dopo anni. Il pagamento della penale equivale al ticket della prestazione ed è dovuto anche per i cittadini esenti.

In teoria il sistema dovrebbe incentivare il rispetto della regola di comunicare almeno 48 ore prima la mancata presentazione all'appuntamento medico.

Purtroppo di fatto questo accade spesso, anche perché i rimborsi vengono richiesti con molto ritardo, basti pensare che l'ASL di Firenze sta iniziando adesso le procedure di recupero dei ticket di 30mila prestazioni saltate dal 2010 al 2012.

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