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Controllo del tasso alcolemico anche senza il consenso dell’interessato. La parola all’avvocato online.

Controllo tasso alcolemico anche senza consenso dell’interessato
Controllo tasso alcolemico anche senza consenso dell’interessato Quando capita un incidente stradale e gli automobilisti coinvolti devono essere portati al pronto soccorso, viene fatto per prassi il prelievo del sangue, mediante il quale è possibile anche verificare la presenza di alcol o sostanze stupefacenti.

Il prelievo del sangue in ospedale è inevitabile per finalità terapeutiche, ma il quesito è se gli organi di polizia giudiziaria possano o meno richiedere l'esame del tasso alcolemico che come è noto è facoltativo e necessita di consenso scritto.

La norma dell'articolo 186 comma cinque del Codice della Strada prevede che “Per i conducenti coinvolti in incidenti stradali e sottoposti alle cure mediche, l'accertamento del tasso alcolemico viene effettuato, su richiesta degli organi di Polizia stradale di cui all'articolo 12, commi 1 e 2, da parte delle strutture sanitarie di base o di quelle accreditate o comunque a tali fini equiparate.
Le strutture sanitarie rilasciano agli organi di Polizia stradale la relativa certificazione, estesa alla prognosi delle lesioni accertate, assicurando il rispetto della riservatezza dei dati in base alle vigenti disposizioni di legge”.
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Il comma quattro dell'articolo 186 del Codice della Strada include la facoltà degli organi competenti di accompagnare l'automobilista presso una struttura idonea dove effettuare gli accertamenti, mentre il comma cinque prevede che “Copia della certificazione di cui al periodo precedente deve essere tempestivamente trasmessa, cura dell'organo di polizia che ha proceduto agli accertamenti, al prefetto del luogo della commessa violazione per gli eventuali provvedimenti di competenza”.

Per venire incontro al dubbio della legittimità o meno di effettuare l'alcoltest nell'ambito di analisi del sangue sanitarie dove gli organi di polizia non dovrebbero entrarci, sono stati varati gli aggiornamenti numero 192 del 31 dicembre 2014, numero 11 del 14 febbraio 2015 e numero 115 del 29 luglio 2015. Il Ministero della Salute, in collaborazione con il Ministero degli Interni e delle Infrastrutture e dei Trasporti ha fatto un aggiornamento al decreto legislativo numero 285 del 30 aprile 1992 che riguarda gli accertamenti sui conducenti di veicoli coinvolti in incidenti stradali sottoposti a cure mediche presso strutture sanitarie di base o equiparate.
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Il testo coordinato del Codice della Strada aggiornato dai vari decreti legge è stato presentato a febbraio 2005. Al punto 1.2 del protocollo si legge che l'accertamento deve essere effettuato con il consenso preferibilmente scritto dell'interessato.

Gli organi di polizia stradale devono agire sotto il controllo del Ministero dell'Interno facendo accertamenti qualitativi e non invasivi e rispettando la riservatezza personale.

Gli accertamenti dello stato di lucidità mentale possono essere fatti anche visivamente, anche se questo non impedisce all'automobilista il diritto di essere esaminato con gli appositi strumenti previsti dalla legge.

In base a numerose sentenze pronunciate negli ultimi anni dalla Corte di Cassazione, l'orientamento della legge prevede che sia consentito un prelievo ematico senza il consenso dell'interessato quando siano a rischio dignità, incolumità e salute umana.

Sono questi i limiti da non superare mai quando si tratta di effettuare un prelievo ematico e analizzare tra le altre cose l'eventuale presenza di sostanze stupefacenti o alcoliche.

“Ai fini dell'accertamento del reato di guida in stato di ebbrezza, i risultati del prelievo ematico che sia stato effettuato, secondo i normali protocolli medici di pronto soccorso, durante il ricovero presso una struttura ospedaliera pubblica a seguito dell'incidente stradale sono utilizzabili, nei confronti dell'imputato, per l'accertamento del reato, trattandosi di elementi di prova acquisiti attraverso la documentazione medica e restando irrilevante, ai fini dell'utilizzabilità processuale, la mancanza del consenso”.
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