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Se il regolamento condominiale lo vieta espressamente, non è possibile adibire un appartamento ad affittacamere

Se il regolamento condominiale lo vieta, non è possibile adibire un appartamento ad affittacamere.
Se il regolamento condominiale lo vieta, non è possibile adibire un appartamento ad affittacamere. L’articolo trae spunto dalla sentenza n. 109 della Corte di Cassazione emessa nei primi giorni del 2016 secondo cui un appartamento privato non può essere destinato ad uso di affittacamere se ciò è espressamente vietato dal regolamento condominiale, soprattutto in ragione di precedenti esperienze di altri condomini che abbiano indebitamente adibito i propri locali ad attività vietate dallo stesso regolamento.

Spiega l’avvocato specializzato in materia condominiale che la controversia oggetto della sentenza dei giudici di Cassazione aveva interessato i proprietari di un appartamento e la società affittuaria dello stesso immobile, portati in giudizio da alcuni condomini per dichiarare illegittimo e contrario al regolamento condominiale l’utilizzo ad affittacamere da parte della società dell’appartamento preso in locazione.

La società presenta ricorso in Cassazione dopo la sentenza della Corte d'Appello che ha definito illecita l'attività di affittacamere così come espressamente vietata dal regolamento condominiale, ma anche i giudici di Cassazione raggiungono lo stesso verdetto.
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Sottolinea l’avvocato esperto in normativa condominiale che la società ha erroneamente posto in evidenza durante il ricorso il fatto che già altri inquilini dello stesso palazzo avevano in passato avviato negli appartamenti di loro proprietà simili attività commerciali, industriale e lavorative che sulla base al regolamento di condominio non sarebbero state loro consentite.

Già i giudici del tribunale di primo grado, prosegue l’avvocato esperto, avevano sensatamente ripreso quanto esposto nel regolamento condominiale, seppur stilato nel lontano 1920, il cui contenuto stabilisce di vietare la destinazione di ogni appartamento ad uso industriale, di pubblici uffici, affittacamere o di dare in locazione camere vuote o meno degli appartamenti per renderle, contrariamente a quanto previsto dalla rispettabilità, dalla tranquillità e dalla discrezione, ovvero dal prestigio del palazzo stesso.

Sulla base di questo contenuto, prosegue l’avvocato specializzato, si deduce coerentemente la disposizione dei giudici di appello secondo cui il comportamento discordante dal regolamento condominiale, seguito anche da altri condomini in periodi pregressi, non poteva rappresentare un elemento di condizionamento dell'interpretazione o della legittimità dello stesso.
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In tal senso non assume nemmeno particolare spessore il richiamo fatto dalla difesa alla legge regionale del Lazio n. 18/1997, abrogata con successivo regolamento del 2008, all’interno della quale, durante il Giubileo speciale del 2000, venivano prese una serie di misure eccezionali per assicurare e assecondare un recupero ed un incremento dell'attività alberghiera e turistica della capitale.

I giudici della Cassazione, oltretutto, hanno evidenziato che dal punto di vista ontologico l'attività di affittacamere è del tutto ascrivibile, in contrasto con il principale uso abitativo cui viene destinato un appartamento, all’attività sia degli alberghi che a quella dei bed&breakfast.

Per tutte le ragioni sopra esposte, quindi, anche la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso avanzato dalla società. 

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