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Il corridoio è in comproprietà se lo stabilisce il giudice di merito. Trova avvocati specializzati sul nostro portale

Il corridoio è in comproprietà se lo stabilisce il giudice
Il corridoio è in comproprietà se lo stabilisce il giudice Oggetto di questo articolo è la materia condominiale e il chiarimento del relativo regolamento che si traduce in un giudizio di fatto e quindi non è passibile di revisioni in sede di giudizio di legittimità ad eccezione dei casi di vizi di motivazione.

Per questo motivo, come stabilito da una sentenza della Corte Costituzionale dei primi giorni del 2016 è legittima la decisione del giudice di merito se aiutata da una motivazione coerente e ragionevole.

Nel merito, chiarisce l’avvocato specializzato in materia di condominio, la vicenda qui descritta si riferisce a un corridoio situato al sesto piano di un condominio che il tribunale ha stabilito essere in comproprietà.

In base alla sentenza di primo grado l'inquilina del sesto piano deve quindi cedere il bene ed è punita anche a ripristinare la situazione precedente i lavori da lei eseguiti. La donna ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo che il corridoio fosse comune solo ai quattro appartamenti posti al sesto piano e da lei acquistati in ottica di unificarli in un’unica unità abitativa.
 
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La difesa argomenta, però, che il corridoio, essendo privo di uscita non sarebbe mai potuto essere funzionale ai quattro appartamenti. In tal senso il giudice di primo grado avrebbe errato a riferirsi superficialmente al solo regolamento condominiale senza tener in considerazione gli spazi così come risultano sia dalla consulenza tecnica d'ufficio, dagli atti di compravendita che dalle planimetrie allegate.

In effetti il regolamento di condominio contempla esplicitamente tra le parti comuni, considerate non separabili e non cedibili tra i condomini, l'atrio d’ingresso, i locali ed i corridoi o i pianerottoli di accesso agli stessi, agli scantinati e ai solai che devono restare inseparabili a disposizione di tutte le quote di proprietà.
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Il giudice del tribunale, quindi, ha giustamente considerato che il corridoio dovesse essere considerato parte comune dell’intero palazzo. Oltretutto nell’atto di compravendita della ricorrente il corridoio non era menzionato ma, al contrario, era stato elencato in modo esplicito come corridoio comune. In buona sostanza la volontà di tutti in materia di spazi comuni è chiara ed è fissata all’interno del regolamento di condominio sottoscritto da tutti i proprietari, tra i quali coloro che hanno fatto causa alla donna.

Quindi la lettura del regolamento di condominio fatta del giudice di primo grado è una valutazione di fatto che si sottrae al giudizio di legittimità avanzato rientrando nella fattispecie delle interpretazioni fattibili e plausibili e non essendo identificata come l’unica possibile.

In sintesi, conclude l’avvocato specializzato, se in un atto negoziale sono possibili due o più interpretazioni, non è consentito alla parte che aveva sostenuto l’interpretazione rigettata dal giudice di ricorrere in sede di legittimità per questo motivo.
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