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Occupare la scuola ed impedire lezione è due volte reato

Occupare la scuola ed impedire lezione è due volte reato
Occupare la scuola ed impedire lezione è due volte reato I primi mesi dell’anno scolastico sono spesso caratterizzati dalle occupazioni degli istituti per protesta da parte degli studenti: dal 2016 non sono più tollerate, ma considerate reato di violenza privata e interruzione di pubblico servizio.

Una sentenza di inizio anno della Cassazione, commenta l’avvocato esperto, ha stabilito che gli studenti che ostacolano l’ingresso nell’edificio scolastico a professori e ragazzi per favorire lo svolgimento di un’assemblea autogestita, durante una occupazione temporanea, sono passibili di tale doppio reato.

Spunto di questa sentenza, spiegano gli avvocati specializzati, è l’episodio di uno studente veneto di scuola superiore che ha organizzato insieme ai compagni una manifestazione conclusasi con l'occupazione della scuola. L’elemento centrale della valutazione è stato il comportamento tenuto nei confronti dei docenti e degli altri studenti contrari all'occupazione a cui è stato impedito l'accesso alla struttura. Tale atteggiamento, sottolinea l’avvocato specializzato, è valso per una condanna a ben due reati, confermati quest’anno dalla Cassazione.
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Secondo i giudici, si legge nella memoria della consulenza legale, la messa in pratica di diritti fondamentali, quali sciopero, riunione e manifestazione del pensiero, non è legittimo nel caso in cui limita altri interessi garantiti costituzionalmente così come avvenuto nel caso in esame. Durante l'occupazione temporanea della scuola, infatti, lo studente incriminato ha impedito fattivamente ai non manifestanti di portare avanti le consuete attività di studio con conseguente e non giustificata limitazione dei loro diritti.

Si legge, inoltre nella motivazione della sentenza che i giudici consigliano agli studenti non contenti della propria situazione scolastica di utilizzare forme più soft di contestazione, come l’autogestione istituzionale, per evitare le ripercussioni della giustizia penale a seguito di azioni di docenti, presidi e genitori che mal tollerano le azioni di forza subite.

La Cassazione, proseguono gli avvocati esperti, ha respinto sulla base di tali motivazioni il ricorso dello studente di Mestre per il quale l’occupazione della scuola rientrava nell’esercizio del diritto alla libertà di associazione garantito dall’articolo 18 della Costituzione.
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Per tale ragione, spiegava lo studente, era stato impedito l’ingresso al personale docente, amministrativo e agli studenti non scioperanti: l’accesso era permesso solo mediante una porta secondaria laterale e a seguito di trattativa sulle condizioni di ingresso subordinato alla condivisione della manifestazione.

Come sottolineato dal giudice d'appello, prosegue l’avvocato esperto, per spiegare l'arbitrarietà dell'iniziativa, lo studente poteva utilizzare strumenti decisamente meno arbitrari avviando un dialogo costruttivo con i compagni e i docenti.

La Cassazione, oltretutto, confermando la sentenza emessa dal tribunale dei minori di Venezia nel 2014, ha riscontrato che i giudici di merito non hanno rifiutato allo studente la titolarità del diritto di sciopero, riunione o manifestazione del pensiero, ma hanno invece palesemente affermato che tale esercizio dei diritti fondamentali smette di essere legittimo quando varca nella lesione di altrui  interessi altrettanto tutelati dalla Costituzione.

A seguito di questa sentenza, quindi, è stato ribadito che la libertà di manifestare deve essere esercitata entro limiti ben precisi che non costringa altri diritti, quali quello allo studio di chi non vuole occupare e di chi vuole insegnare. Richiedi una consulenza legale ad uno degli avvocati specializzati presenti sul portale.
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