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Cosa dice la legge sull’abitazione delle coppie di fatto

Cosa dice la legge sull’abitazione delle coppie di fatto
Cosa dice la legge sull’abitazione delle coppie di fatto La legge Cirinnà del 20 maggio 2016 ha fatto chiarezza sulle unioni civili, regolamentando finalmente la convivenza delle coppie di fatto.

La casa è da sempre tutelata dalla legge e fino all’anno scorso era possibile proteggere la parte debole della coppia e i minori solamente in caso di matrimonio, ma adesso non è più così.

Oggi è sufficiente per due persone maggiorenni presentarsi davanti al giudice con due testimoni e dichiarare la volontà di convivere per ottenere lo stato di coppie di fatto e le relative garanzie legali.

Quando due persone vanno a vivere in una casa in affitto generalmente il contratto di locazione viene stipulato dalla parte con maggiori risorse economiche e garanzie; finché la coppia rimane unita non vi sono problemi ma, nel caso in cui il titolare dell’affitto abbandoni il partner o muoia, interviene la legge.

Il convivente di fatto che rimane nell’abitazione ha il diritto di subentrare nel contratto con il padrone di casa e inoltre le coppie di fatto hanno le stesse agevolazioni di quelle sposate per quel che riguarda l’assegnazione delle case popolari.
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Quando una coppia di fatto vive in una casa della quale uno dei due è il proprietario esclusivo, l’altro viene tutelato dalla legge, sebbene in misura minore rispetto ad un coniuge.

In caso di morte del proprietario, il partner può continuare a vivere nella casa per un periodo variabile, equivalente alla durata del tempo di convivenza o al massimo per cinque anni.

Se il partner superstite ha dei figli disabili, il diritto di rimanere nella casa comune è di almeno tre anni, a meno che non vada via di propria volontà, instauri una convivenza o si sposi.

Per quel che riguarda il condominio, il partner sopravvissuto gode di tutti i diritti del proprietario, può partecipare alle assemblee, esercitare il voto, impugnare le delibere eccetera, purché paghi le spese condominiali.

In una sentenza di febbraio 2016, la Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di separazione, il giudice possa assegnare la casa familiare al genitore collocatario del figlio anche se questi non vi ha mai abitato, purché i genitori prima di separarsi l’abbiano destinata ad abitazione familiare e vi abbiano convissuto.
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I minori vengono tutelati per quel che riguarda la casa, che deve essere quella dove hanno coltivato i loro affetti e vi hanno abitato; la casa familiare è dove hanno le loro abitudini ed hanno il diritto di rimanerci, oppure di andarci insieme al genitore al quale sono stati affidati.

La legge numero 76 del 20 maggio 2016 riguarda la «Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze».

La normativa vigente in caso di morte o separazione è molto simile a quella del divorzio anche in termini patrimoniali ed è volta a tutelare il partner economicamente più debole, sia per quel che riguarda l’abitazione familiare che il diritto agli alimenti, la successione e lo scioglimento della coppia.

«L’unione civile si scioglie per morte di una delle parti; all’unione civile si applica gran parte della normativa relativa alle cause di divorzio, sia in relazione alle cause di scioglimento che per quel che riguarda le conseguenze patrimoniali.

Sarà applicabile alle stesse unioni civili la disciplina semplificata dello scioglimento del matrimonio mediante negoziazione assistita, o per accordo innanzi al sindaco quale ufficiale di stato civile.

L'unione civile si scioglie, inoltre, quando le parti hanno manifestato, anche disgiuntamente, la volontà di scioglimento dinanzi all'ufficiale dello Stato Civile».

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